“Il Sognatore”: un Natale che resta acceso tutto l’anno.

Quest’anno lo chef Peppe Guida, “l’uomo che sussurrava alla pasta”, ha attraversato il confine tra cucina e cinema con Il Sognatore: un corto che non si limita a raccontare una storia, ma introduce un luogo reale ma anche dell’anima. Un luogo fatto di radici contadine, gesti lenti, silenzi colmi di significato, e sogni capaci di resistere alla fatica quotidiana accendendosi, uno a uno, proprio come le luci di un presepe napoletano.

Oggi, mentre il Natale torna a ridisegnare i nostri spazi interiori, questo racconto riaffiora con nuova forza. In concorso nell’edizione del Foodies’ Challenge 2025, il film scritto e diretto da Carlo Roberti vede Chef Guida protagonista accanto al maestro presepista Marco Ferrigno e prende forma dalla leggenda del pastore Benino: il dormiente del presepe, colui che sogna l’intera scena sacra. Dal suo sonno nasceva tutto ed era proprio in quel sogno, fragile e nel contempo potente, che realtà e immaginazione trovavano un equilibrio possibile.

Il presepe come luogo dell’anima.

Qui il presepe non è solo tradizione natalizia un vero e proprio luogo dell’anima. Case illuminate, botteghe vive, mani che impastano o scolpiscono: ogni gesto quotidiano è carico di simboli antichi. Napoli non fa da sfondo ma respira dentro il racconto, e si eleva come una presenza silenziosa e necessaria. È una Napoli interiore, fatta di memoria e desiderio, dove è spesso il cibo a tenere insieme presente, passato e futuro.

La cucina di Peppe Guida dialoga naturalmente con l’arte di Ferrigno, statuine e piatti, presepe e tavola: tutto obbedisce alla stessa grammatica del fare, ogni elemento ha il suo posto preciso e una vita propria.

Un uomo, una storia, un luogo.

E Chef Peppe Guida non ha un semplice cameo nel corto ma ne diventa il cuore pulsante. La sua storia attraversa le immagini e si snoda tra le scene: dagli esordi quasi casuali alle Bermuda, al ritorno in Campania, fino alla stella Michelin dell’Antica Osteria Nonna Rosa, passando per il sogno realizzato di un agriturismo che unisce terra, cucina e accoglienza.

In Il Sognatore, il rigore tecnico si fonde con l’istinto poetico. Come nel presepe, dove nulla è casuale ma tutto è studiato, anche la cucina qui diventa una forma di narrazione, un modo autentico per raccontare chi siamo e da dove veniamo.

Natale come rito, non come stagione.

Il Natale, nel corto, affiora e si palesa senza mai essere dichiarato esplicitamente. Non è una festa consumistica ma un rito di luce che si fa comunità. Le lampadine che si accendono evocano quel luogo intimo e collettivo che è da sempre il presepe napoletano: uno spazio dove Peppe Guida sembra essere sempre a casa, tra gesti ripetuti e mai identici, con ingredienti umili che diventano capolavori.

È un omaggio alla Campania felix, ai suoi paesaggi agrari, alle mani artigiane che modellano materia e sogni. Un luogo che Guida custodisce nei suoi piatti, trasformando la terra in tavola e la tavola in racconto universale.

Il sogno come dimora.

Il Foodies’ Challenge si conferma il laboratorio ideale per questa alchimia: non soltanto video promozionali, ma vere storie d’autore e d’amore che usano il cibo per ridisegnare i confini del gusto e del racconto.

Il Sognatore celebra così uno chef visionario che ci ricorda come i sogni, quelli del pastore addormentato e quelli di un cuoco con le mani in pasta, trovino sempre casa nei luoghi più autentici: un orto di casa, una bottega illuminata, una tavola imbandita per chi sa ancora guardare il mondo con occhi di festa di bambino.

“Con Il Sognatore ho provato a raccontare la cucina come racconto dell’anima. Per me cucinare è questo, tenere insieme sogno e realtà, memoria e futuro. Foodies’ Challenge è stato lo spazio giusto per farlo senza spiegare, ma lasciando parlare le mani, il silenzio, il sogno”.

Chef Peppe Guida