Elisabetta Di Maddalena, Amministratore Unico di STR (Società del Travertino Romano S.p.A.), direttrice creativa e designer della collezione Kokeshi di Kleos Stone Design, è una delle figure più innovative del panorama del design italiano contemporaneo. Con questa collezione ha recentemente conquistato Madrid, aggiudicandosi il prestigioso “Premio Straordinario – El arte eterno de la piedra” agli Architecture Madrid Awards 2025, e portando il travertino romano sulla scena internazionale dell’arte e del design.
Elisabetta, lo scorso 30 ottobre hai ritirato al Teatro Magno di Madrid un riconoscimento internazionale straordinario per la collezione Kokeshi di Kleos Design. Cosa ha significato per te questo premio e come è nata l’idea di fondere la tradizione giapponese con il travertino romano?
Ritirare quel premio è stato un momento di grande emozione e, allo stesso tempo, la conferma che stavamo percorrendo la strada giusta. Il riconoscimento “El arte eterno de la piedra” celebra proprio quello che cerchiamo di fare ogni giorno: trasformare una pietra millenaria in un simbolo senza tempo, capace anche di dialogare con culture diverse e lontane.
L’idea della collezione Kokeshi nasce da un’intuizione quasi meditativa. Gli elementi giapponesi hanno sempre esercitato su di me un fascino particolare: quella semplicità formale, quell’eleganza minimale che racchiude mondi interi. Da qui l’idea di dare a queste forme la solidità, la permanenza, la stratificazione del travertino. Una pietra che si forma strato dopo strato, esattamente come si costruiscono le storie, le tradizioni, le identità.
E questo è solo l’inizio: a dicembre la collezione Kokeshi sarà esposta in una galleria d’arte sulla Fifth Avenue a New York. È un traguardo che ci riempie di orgoglio, perché significa che il travertino romano e il design italiano stanno conquistando uno dei palcoscenici più prestigiosi al mondo. Da Madrid a New York, il messaggio è chiaro: la bellezza autentica non ha confini.

Il travertino romano è al centro sia della tua attività imprenditoriale che di quella creativa con Kleos Design. Come si conciliano queste due anime, l’estrazione industriale e la creazione artistica, e cosa rende questo materiale così versatile e capace di attraversare i secoli?
In realtà, queste due anime non sono così separate come potrebbe sembrare. L’estrazione è già un atto creativo: quando selezioniamo un blocco di pietra in cava, stiamo già immaginando cosa potrebbe diventare. Il travertino è un materiale vivo, con venature uniche, sfumature che vanno dal bianco latteo all’avorio, dal beige al noce.
Nel laboratorio di Kleos Stone Design, poi, il travertino diventa arte pura e contemporanea. I blocchi vengono selezionati con cura maniacale e trasformati dai nostri straordinari artigiani mediante un processo che fonde la tradizione con la visione contemporanea. La versatilità del travertino è incredibile: può essere levigato, può essere lasciato grezzo per esaltarne la matericità, o ancora scolpito con una precisione millimetrica. Ciò che rende il travertino eterno è proprio questa sua capacità di adattarsi senza perdere la propria identità: sa attraversare i secoli e reinventarsi pur rimanendo se stesso.
Nella collezione Kokeshi, ogni bambola ha un nome e una personalità. Una di queste, Kiku, richiama il tema della maternità e della femminilità. Quanto è importante per te, come donna imprenditrice e creativa, portare avanti una narrazione che celebri la dimensione femminile in un settore tradizionalmente maschile come quello estrattivo?
Kiku è una delle kokeshi a me più care. Il suo nome in giapponese evoca la giovane madre, e porta con sé tutta la forza delicata e potente della maternità: quella capacità di creare, proteggere, tramandare. Non è un caso che l’abbia scelta per questa collezione.
Essere una donna a capo di un’azienda estrattiva è ancora oggi una rarità ma questa unicità, invece di pesarmi, è diventata la mia forza. Ho portato in STR e in Kleos una sensibilità diversa: più attenta alla sostenibilità, più aperta all’innovazione, più incline a vedere il travertino non solo come materia prima ma come veicolo di cultura e bellezza.
Kleos Design è un’azienda tutta al femminile, guidata da Elettra Lippiello, e questo è un segnale importante. Vogliamo dimostrare che il design della pietra, l’estrazione, l’artigianato di alto livello non hanno genere: hanno passione, visione, competenza. La figura di Kiku, con il suo richiamo alla maternità, è anche metafora di questo: generare nuove idee, dare vita a progetti, far nascere bellezza da materia apparentemente immobile.
In un mondo ancora troppo spesso dominato da logiche maschili, portare avanti una narrazione che celebri la dimensione femminile significa semplicemente raccontare la verità: che le donne sanno fare impresa, sanno innovare, sanno creare. E lo fanno con uno sguardo che spesso è più lungimirante, più sostenibile, più attento alla bellezza autentica.

Noi di The Every Place chiudiamo le interviste con ciò che ci sta più a cuore: l’amore per i luoghi che viviamo con passione. Quali sono i luoghi in cui trovi l’ispirazione creativa o quelli dove ti piace sempre tornare?
I miei luoghi del cuore sono in realtà mondi apparentemente distanti ma profondamente connessi.
Il primo è la cava. Camminare tra quelle pareti di pietra scavate dal tempo e dal lavoro umano è un’esperienza quasi spirituale. C’è un silenzio particolare in cava, un’immobilità che paradossalmente è piena di movimento: vedi gli strati geologici, le stratificazioni di millenni, e capisci che quello che facciamo noi è solo un attimo in una storia infinitamente più grande.
Il secondo posto è il Giappone, a cui sono molto legata, tanto da volerlo rendere protagonista della collezione Kokeshi. I giardini zen, i templi, l’attenzione maniacale al dettaglio, quella capacità di trovare la bellezza nell’essenziale: tutto questo ha profondamente influenzato il mio approccio al design.
E poi c’è il mio territorio. Spesso diamo per scontato quello che abbiamo sotto casa, ma questa zona del Lazio è un giacimento non solo geologico ma culturale straordinario. È qui che voglio continuare a lavorare, a creare, a tramandare. Perché la bellezza non ha bisogno di andare lontano: spesso è proprio sotto i nostri piedi, nascosta in una pietra che aspetta solo di essere liberata.




